Mosè tipo di Cristo
«Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15)
La storia di Mosè è significativa per i cristiani, non soltanto come modello di fedeltà verso Dio, di grande fermezza d’animo, e di grande mitezza, ma pure in quanto ci offre un tipo o prefigurazione di Cristo Salvatore. Non sorse, in Israele, un profeta come Mosè, fino all’avvento di Gesù Cristo, quando la promessa del testo si adempì. «Il Signore tuo Dio», dice Mosè, «susciterà per te un profeta pari a me»: questi fu Gesù Cristo. Consideriamo come possa essere vista questa somiglianza fra Mosè e Cristo; troveremo che questa indagine è quanto mai adatta a questo tempo dell’anno.
9 giugno 1839
Il più grande mistero della nostra santa fede è l’umiliazione che il Figlio di Dio patì nella tentazione e nella sofferenza, come è descritto in questo passo della Scrittura. A dir vero, esso è un mistero più travolgente anche di quello che è implicito nella dottrina della Trinità. Dico più travolgente, non più grande,-poiché noi non possiamo misurare il più e il meno in argomenti totalmente incomprensibili e divini, ma c’è di più
«Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi garzoni» (Lc 15,18-19)
«La santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore» (Eb 12,14) In questo testo parve bene allo Spirito Santo comunicarci in poche parole una verità religiosa essenziale – particolarità questa che la rende più incisiva, mentre la verità in se stessa è affermata in un modo o nell’altro in ogni parte della Scrittura. Ripetutamente ci viene detto che la santificazione dei peccatori è il grande scopo che nostro Signore ebbe di mira nell’assumere la natura umana, e che quindi nessuno, tranne i santi, sarà accettato per amor suo nell’ultimo giorno.
Sappiamo, fratelli, che nel mondo naturale nulla vi è di superfluo, nulla di incompleto, nulla di autosufficiente: ogni parte risponde a un’altra parte, e tutti i particolari si fondono fra loro a costituire un unico grande tutto. Ordine e armonia sono fra le prime perfezioni che noi possiamo scorgere chiaramente nella creazione visibile. E più la esaminiamo, più chiaramente scopriamo che queste due perfezioni sono largamente e accuratamente inerenti alla creazione.
«Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta» (Lc 10,42).
Se tale era la sua maestà visibile, mentre era ancora soggetto alla tentazione, all’infermità e al dolore, molto più abbondante fu la manifestazione della sua divinità quando risorse dai morti. Allora l’essenza divina scaturì, per così dire, da ogni lato, e circondò la sua umanità come in una nube di gloria.