Mosè tipo di Cristo

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«Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15)

La storia di Mosè è significativa per i cristiani, non soltan­to come modello di fedeltà verso Dio, di grande fermezza d’animo, e di grande mitezza, ma pure in quanto ci offre un tipo o prefigurazione di Cristo Salvatore. Non sorse, in Israele, un profeta come Mosè, fino all’avvento di Gesù Cristo, quando la promessa del testo si adempì. «Il Signore tuo Dio», dice Mosè, «susciterà per te un profeta pari a me»: questi fu Gesù Cristo. Consideriamo come possa essere vista questa somiglianza fra Mosè e Cristo; troveremo che questa indagine è quanto mai adatta a questo tempo dell’anno.

Dio e l’anima

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27 marzo 1836

Ogni anima che vive o è vissuta sulla terra ha una esi­stenza sua propria: nell’eternità e non nel tempo soltanto; nel mondo invisibile e non unicamente in quello visibile; non solo durante la vita mortale, ma sempre, dal momento della sua creazione;

Il bene più grande

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9 giugno 1839

Per nascita siamo in uno stato di insufficienza. Qual­cosa ci manca, necessario alla perfezione della nostra natura. Come il corpo non è completo in sé, ma ci vuole l’anima perché esso acquisti un significato, così anche l’anima, se Dio non le è vicino e non si manifesta in lei, manca nelle sue facoltà

Dio, guida di ogni uomo

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La caratteristica più avvincente della misericordia del Salvatore è il suo conformarsi al tempo e al luogo, alle persone e alle circostanze, quello che in altre parole po­tremmo definire il suo affettuoso adattarsi. Per ognuno che si fa avanti c’è uno sguardo ed un pensiero speciale.

L’umiliazione del Figlio Eterno

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Il più grande mistero della nostra santa fede è l’umiliazione che il Figlio di Dio patì nella tentazione e nella sofferenza, come è descritto in questo passo della Scrittura. A dir vero, esso è un mistero più travol­gente anche di quello che è implicito nella dottrina della Trinità. Dico più travolgente, non più grande,-poiché noi non possiamo misurare il più e il meno in argomenti totalmente incomprensibili e divini, ma c’è di più

Il pentimento cristiano

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«Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi garzoni» (Lc 15,18-19)

Il meglio che si possa dire della razza decaduta e redenta dei discendenti di Adamo è che essi ammettono i loro falli, si autocondannano, e cercano di risollevarsi. Tale atteggia­mento mentale, che è in effetti la sola religione possibile che rimanga a dei peccatori, ci è rappresentato nella parabola del Figlio prodigo: egli dapprima

La santità è necessaria per la beatitudine futura

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«La santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore» (Eb 12,14) In questo testo parve bene allo Spirito Santo comunicarci in poche parole una verità religiosa essenziale – particolarità questa che la rende più incisiva, mentre la verità in se stessa è affermata in un modo o nell’altro in ogni parte della Scrittura. Ripetutamente ci viene detto che la santificazione dei peccatori è il grande scopo che nostro Signore ebbe di mira nell’assumere la natura umana, e che quindi nessuno, tranne i santi, sarà accettato per amor suo nell’ultimo giorno.

Onorare la Madre a causa del Figlio

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Sappiamo, fratelli, che nel mondo naturale nulla vi è di superfluo, nulla di incompleto, nulla di autosufficien­te: ogni parte risponde a un’altra parte, e tutti i partico­lari si fondono fra loro a costituire un unico grande tutto. Ordine e armonia sono fra le prime perfezioni che noi pos­siamo scorgere chiaramente nella creazione visibile. E più la esaminiamo, più chiaramente scopriamo che queste due perfezioni sono largamente e accuratamente inerenti alla creazione.

La parte migliore di Maria

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«Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta» (Lc 10,42).

Ogni parola di Cristo è buona; essa ha il suo compito e il suo scopo e non cade a terra. Non è possibile che abbia pronunziato pa­role effimere egli che è la Parola di Dio, esprimente, secondo la sua benevolenza, i consigli profondi e la volontà santa di colui che è in­visibile. Ogni parola di Cristo è buona.

«Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve».

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Se tale era la sua maestà visibile, mentre era an­cora soggetto alla tentazione, all’infermità e al do­lore, molto più abbondante fu la manifestazione della sua divinità quando risorse dai morti. Allora l’essenza divina scaturì, per così dire, da ogni lato, e circondò la sua umanità come in una nube di glo­ria.

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