Giorno di Ritiro con il Beato John Henry Newman, 24 Marzo 2019

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fiori a Littlemore

Omelia alla Santa Messa da P. Hermann Geissler, FSO

Carissimi amici,

il Vangelo di questa terza domenica di Quaresima ci racconta come due eventi di cronaca vengono riferiti a Gesù: il primo riguarda Pilato che fece uccidere alcuni Galilei; il secondo parla delle diciotto persone sopra le quali cadde la torre di Siloe. Gesù non condivide l’opinione comune di allora secondo la quale questi morti sono stati puniti a causa delle loro colpe, ma dice alla gente e anche a noi: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Gesù, quindi, ci chiama alla conversione. Oggi si parla poco di conversione. Non sembra sia una parola che vada di moda in questi tempi. Tuttavia, è una parola chiave nella predicazione di Gesù. Marco riassume il messaggio di Gesù con le parole: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15). Per seguire Gesù, dunque, i due requisiti fondamentali sono la conversione e la fede.

Cosa significa “conversione”? Il beato John Henry Newman è stato un grande convertito e può aiutarci a comprendere il significato di questa parola. Vorrei accennare a tre aspetti. Il primo: la conversione non è opera nostra, ma è risposta all’opera di Dio. Nella prima lettura di questa domenica abbiamo sentito come Dio si è mostrato a Mosé, rivelando il suo nome: “Io sono colui che sono!” Dio è colui che è – immensamente sublime, santo, onnipotente ed eterno. Nei confronti di Dio noi ci accorgiamo della nostra piccolezza, della nostra povertà, dei nostri peccati. Quando Dio si mostra, rivela non soltanto la sua grandezza, ma anche la sua vicinanza, il suo amore con il quale ci vuole liberare e salvare dai nostri peccati. Al beato Newman Dio si è mostrato quando aveva 15 anni: nell’esperienza della sua “prima conversione”. Come giovane Newman non aveva un’idea chiara di Dio. Voleva diventare un gentleman, ma non essere religioso. Non aveva compreso che senso avesse amare Dio. Riteneva le cose del mondo molto più reali e più importanti. Nella sua prima conversione ha capito, per grazia di Dio, che vi sono “due soli esseri assoluti e luminosamente evidenti in se stessi, io stesso e il mio Creatore”. Ha capito che Dio e l’anima sono più reali e più importanti di tutte le cose del mondo e ha cercato di vivere di conseguenza. Questo passo di conversione è fondamentale per tutti noi: Dio non è qualcosa o qualcuno di vago; è la realtà per eccellenza; è colui che è; è il nostro Creatore, la nostra origine e il nostro fine. Conversione significa anzitutto mettere Dio al primo posto nella scala dei valori della propria vita, fare la sua volontà.

Il secondo aspetto: la conversione non è opera di un giorno, ma di una vita. Al popolo di Israele Dio ha rivelato il suo nome e la sua forza, liberandolo dalla schiavitù dell’Egitto e guidandolo attraverso il deserto verso la Terra promessa. Ma il popolo mormorava spesso contro Dio e contro Mosé, come ci ricorda la seconda lettura di questa domenica. Solo dopo quarant’anni il popolo era pronto per entrare nella Terra promessa. Tutti questi anni sono stati anni di purificazione e di conversione per il popolo di Israele. Pure Newman ha compreso nella sua “prima conversione” che questo era solo l’inizio di un cammino che Dio aveva previsto per lui. Ha scelto, infatti, due parole come motto per la sua vita. La prima era: “La crescita è la sola dimostrazione della vita”. Vivere significa crescere. La vita in comunione con Dio deve manifestarsi con buoni frutti, in una continua conversione. E il secondo motto: “La santità piuttosto che la pace”. Lo scopo della nostra vita è la santità, la comunione perfetta con il Signore, e non una pace solo apparente, superficiale, finta. Newman è rimasto, quindi, sulla strada della conversione, facendo un passo dopo l’altro. Ha capito sempre di più che poteva servire Dio solo se serviva anche il prossimo e ha deciso di dedicarsi al ministero ecclesiale. Era consapevole che doveva leggere la Scrittura non in modo individualistico, ma in compagnia dei grandi Santi dei primi secoli, i Padri della Chiesa. Notava nella sua coscienza che doveva lasciarsi purificare dall’orgoglio e affidarsi con piena fiducia alla provvidenza di Dio. Anche per tutti noi la conversione esige tempo, esige perseveranza, esige impegno, ma anche pazienza – è opera di una vita. Importante è ciò che Newman scriveva nella famosa poesia “Lead kindly Light”: occorre fidarsi del Signore. “Lead Thou me on” – Guidami tu! Abbiamo bisogno della luce e della forza di Dio che ci guida. E dobbiamo compiere piccoli passi: “One step enough for me” – Un passo mi basta. Ma questo passo dobbiamo compiere.

Vorrei menzionare finalmente un terzo aspetto: talvolta la conversione può costare tanto. Sappiamo che agli occhi del mondo la conversione di Newman alla Chiesa cattolica era una follia. Avrebbe perso tutto: il suo incarico da professore a Oxford, il suo ministero nella Chiesa d’Inghilterra, la sua buona fama, il contatto con i suoi amici e molte altre cose. Ma Newman era convinto, in coscienza, di dover compiere questo atto di conversione. La voce della Verità era più importante per lui di tutte le altre voci. Anche all’interno della Chiesa cattolica Newman doveva soffrire a causa di incomprensioni, insuccessi e accuse di vario genere. Ma nell’Apologia così scriveva: “Dal giorno in cui divenni cattolico…, mi sono trovato nella più perfetta pace e tranquillità; non ho mai avuto alcun dubbio… fu come entrare in porto dopo essere stati nel mare in burrasca e la mia felicità, a questo riguardo, dura ininterrotta fino ad oggi”. Nella Chiesa Newman ha trovato la pace – non perché gli uomini di Chiesa erano perfetti, ma perché la Chiesa era per lui “l’unico ovile di Cristo”, il “porto” sicuro dopo una lunga ricerca della Verità. E aveva la ferma convinzione che “Dio lavora per coloro che non lavorano per se stessi”. Quando noi siamo disposti a vivere la conversione anche in questo modo, lasciando talvolta le cose che ci costano per amore al Signore e alla Verità, egli ci offre la sua pace, lavora per noi, ci purifica e ci santifica.

Cari fratelli e sorelle. Abbiamo il coraggio di seguire il modello luminoso di John Henry Newman. Non dimentichiamo che la conversione è anzitutto opera di Dio, che è opera di una vita e che talvolta può costare tanto, ma ha un solo scopo: quello di farci diventare santi.