Uomini non Angeli. I preti del Vangelo

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Ecco lo stile e il tono da re con cui gli angeli parlano agli uomini, anche se questi uomini sono apostoli; tono di chi, non avendo mai peccato, dall’alto della sua dignità sublime parla a uomini che hanno peccato. Non però questo è il tono di coloro che Cristo ha mandati; poiché le persone da lui designate sono vostri fratelli e nient’altro – fi­gli di Adamo, figli della vostra natura, uguali a voi per natura e diversi soltanto nella grazia – uo­mini, al pari di voi, esposti alle tentazioni, alle medesime tentazioni,

Conseguenze morali dei singoli peccati

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del 20 marzo 1836

“Sappiate che il vostro peccato vi raggiungerà” (Nm 32,23)

Questo è uno dei passi, negli scritti ispirati, che, pur introdotto in una occasione particolare e con una intenzione limitata, esprime una verità di carattere generale, che ci ap­pare immediatamente andar ben oltre il contesto specifico, e che noi useremo a prescindere da esso. Mosè ammoniva le tribù di Gad e di Ruben, che avevano ricevuto per prime la loro eredità, che se non avessero combattuto a fianco dei loro fratelli per aiutarli a conquistare la loro, il loro peccato li avrebbe raggiunti e visitati. E mentre egli così parlava, lo Spirito Santo, che parlava per mezzo suo, dava

Seconda Primavera

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Noi, in quotidiana familiarità, sperimentiamo l’ordine, la costanza, il rinnovamento perpetuo del mondo materiale che ci sta intorno. Per fragile e fugace che ne sia ogni parte, per turbolenti e migranti che ne siano gli elementi, per incessabili che ne siano le mutazioni, esso resi­ste. È collegato insieme da una legge di stabilità, si tiene su sempre in unità; sempre sul punto di morire, è sempre sul punto di tornare in vita.

Il tempo dell’Epifania

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Il trono erano le braccia della sua ma­dre immacolata; la sala era una capanna o una grotta; gli adoratori, i Saggi dell’Oriente che portarono in dono oro, incenso e mirra. Tutto attorno a lui si presenta come una realtà terrena: fuorché a chi guarda con occhi di fede. Egli aveva solo un segno della sua divinità.

Il mondo invisibile

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Perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili.

Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.

2 Cor 4,18

Ci sono due mondi, « il visibile e l’invisibile », come dice il Cre­do,-il mondo che noi vediamo, e il mondo che non vediamo; e il mon­do che non vediamo esiste altrettanto quanto il mondo che vediamo. Esso esiste realmente, sebbene non lo vediamo. Il mondo che vediamo sappiamo che esiste, perché lo vediamo. Non abbiamo che da alzare gli occhi e guardarci dattorno e ne abbiamo la prova, ce lo dicono i nostri occhi. Vediamo il sole, la luna e le stelle, la terra e il cielo, le colline e le valli, i boschi e le pianure, i mari e i fiumi. E ancora, vediamo gli uomini, e le opere dell’uomo. Vediamo le città con i loro edifici mae­stosi, e i

Le colpe nascoste

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«I propri errori chi li conosce? Purificami, o Signore, dalle mie colpe nascoste» (Sal 18 (19), 13)

Può sembrare strano, ma molti cristiani trascorrono la loro vita senza alcuno sforzo di raggiungere una corretta conoscenza di se stessi. Si accontentano di impressioni vaghe e generiche circa il loro effettivo stato; se hanno qual­cosa in più di questo, si tratta di esperienze casuali, quali i fatti della vita a volte impongono. Ma nulla di esatto e siste­matico, che non rientra nemmeno nei loro desideri avere.

Peccati di ignoranza e debolezza

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«Accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura» (Eb 10,22)

Fra i motivi che possono essere assegnati all’osservanza della preghiera in certi tempi stabiliti, ve n’è uno molto ovvio, che però non è così puntualmente ricordato e osser­vato come dovrebbe essere. Mi riferisco alla necessità che hanno i peccatori di purificarsi di tanto in tanto dall’accu­mulo di colpa che grava sulla loro coscienza. Noi pecchia­mo in continuazione; e benché Gesù Cristo sia morto una volta per tutte per liberarci dal nostro debito di pena, tutta­via non

Con Gesù nel deserto

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La stagione di penitenza che precede la Pasqua dura quaranta giorni in ricordo del digiuno di nostro Signore nel deserto. Perciò oggi, prima domenica di quaresima, leggiamo il Vangelo che ce ne fa il rac­conto; e nella colletta preghiamo colui che digiunò quaranta giorni e quaranta notti, di benedire la no­stra astinenza per il bene delle nostre anime e dei nostri corpi.

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