Corpus Domini

postato in: Preghiere e Meditazioni | 0

Preghiera

Tu, o mio Dio, che ci hai fatti, ben sai

che nulla può appagarci all’infuori di te,

ed è per questo che hai voluto darci te stesso

in nutrimento e bevanda. È, questo,

il più adorabile dei misteri, la più stupenda

delle misericordie. Tu il Gloriosissimo,

il Bellissimo, il Fortissimo, il Dolcissimo,

tu in verità ben sapevi che nessuna cosa,

al di fuori di te stesso, avrebbe sorretto

i nostri fragili cuori, le nostre vite mortali,

e perciò hai preso la nostra carne e il nostro sangue

affinché, diventate la carne e il sangue di Dio,

potessero essere la nostra vita.

Ma come posso io elevarmi a un atto quale è quello di cibarmi di Dio?

Sì, o mio Signore, voglio venire ad incontrarti.

Voglio aprire la bocca e ricevere il tuo dono!

Lo faccio con grande timore e con tremore; ma che altro posso fare? Da chi andrei, se non da te?

Fuori di te, chi può salvarmi? Fuori di te,

chi può purificarmi? Chi, fuori di te,

può pormi in grado di vincere me stesso?

Fuori di te, chi può strappare alla tomba il mio corpo?

È per questo che in tutte le necessità ricorro a te,

con timore sì, ma con fede profonda.

La tua carne e il tuo sangue sono l’unica mia vita!

(Beato John Henry Newman, Meditations and Devotions, pp. 409-410)

La manna del deserto non era semplicemente salu­te o vita, o il favore di Dio, ma un qualcosa che dona­va la salute, continuava la vita e rappresentava il favo­re di Dio. La manna era un dono esterno agli Israeliti, un dono creato da Dio e condiviso dal suo popolo. E Cristo, analogamente, dice che egli stesso è per noi la vera manna, il vero pane disceso dal cielo: non come la manna che non potè salvare dalla morte chi se ne nutrì, ma una manna che dà la vita.

La manna del deserto era un vero dono, preso e mangiato; così lo è la manna della Chiesa. Non è la misericordia o il favore di Dio; non è uno stato di gra­zia o la promessa della vita eterna; non è, ancor meno, l’insegnamento del Vangelo o la fede in quell’insegna­mento, ma è quello che il Signore dice: il dono del suo prezioso corpo e sangue, veramente dato, preso e mangiato, come potrebbe esserlo la manna.

(Beato John Henry Newman, PPS, VI, pp. 143-144)

Cari fratelli, con la Messa giungiamo alla fine delle meraviglie del Signore Gesù. Egli squarciò la viva roc­cia, uscì dalla tomba, ascese al cielo, lontano dalla terra, sicuro dalla profanazione: il corpo e l’anima che egli assunse naturalmente condividono la libertà sovrana e l’indipendenza dell’onnipotenza.

Ma egli è così innamorato del carcere, da doversi proporre di rivisitare la terra per potersi di nuovo sot­tomettere ad esso, per quanto è possibile. Attribuisce un tale valore al fatto di essere soggetto alle sue crea­ture da fare effettivamente in modo, prima di andar­sene, nella sera stessa del tradimento, di perpetuare la sua prigionia fino alla fine del mondo, dopo la sua morte.

Fratelli, la grande verità sta ogni giorno davanti ai nostri occhi. Egli ha decretato il miracolo perpetuo per il quale il suo corpo e il suo sangue sono presenti in simboli visibili: in questo modo assicura il miraco­lo perpetuo dell’onnipotenza imprigionata.

Prese il pane, lo benedisse e lo fece suo corpo. Prese il vino, rese grazie, e lo fece suo sangue. E diede ai suoi sacerdoti il potere di compiere ciò che egli aveva compiuto.

((Beato John Henry Newman, Sermons on Various Occasions, pp. 86-87)