L’aiuto di Dio nel ricordo della vita trascorsa

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Soltanto dopo la Risurrezione, e ancor più dopo l’Ascen­sione, a Pentecoste, gli apostoli compresero chi era il loro Maestro. Non durante la vita terrena del Signore com­presero, ma quando tutto già era finito. In questo fatto, io penso, possiamo scoprire la traccia di una legge gene­rale che più e più volte trova

Mosè tipo di Cristo

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«Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15)

La storia di Mosè è significativa per i cristiani, non soltan­to come modello di fedeltà verso Dio, di grande fermezza d’animo, e di grande mitezza, ma pure in quanto ci offre un tipo o prefigurazione di Cristo Salvatore. Non sorse, in Israele, un profeta come Mosè, fino all’avvento di Gesù Cristo, quando la promessa del testo si adempì. «Il Signore tuo Dio», dice Mosè, «susciterà per te un profeta pari a me»: questi fu Gesù Cristo. Consideriamo come possa essere vista questa somiglianza fra Mosè e Cristo; troveremo che questa indagine è quanto mai adatta a questo tempo dell’anno.

Chiamate Divine

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« Il Signore venne e si fermò e come le altre volte chiamò replicatamente: – Samuele, Samuele! – Samue­le rispose: – Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta» (1. Sam., 3, 10). Nella storia di Samuele abbiamo un caratteristico esempio della chiamata divina e delle dispo­sizioni con cui è nostro dovere di accoglierla.

Quale svuotamento della sua glo­ria per diventare uomo!

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«Diede alla luce un figlio e lo depose in una man­giatoia ».

25 dicembre 1825

«I pastori dicevano fra loro: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Si­gnore ci ha fatto conoscere”». Andiamo anche noi con loro per contemplare quel secondo e più gran­de miracolo che l’angelo indicò loro, la nascita di Cristo.

Dio e l’anima

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27 marzo 1836

Ogni anima che vive o è vissuta sulla terra ha una esi­stenza sua propria: nell’eternità e non nel tempo soltanto; nel mondo invisibile e non unicamente in quello visibile; non solo durante la vita mortale, ma sempre, dal momento della sua creazione;

Il bene più grande

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9 giugno 1839

Per nascita siamo in uno stato di insufficienza. Qual­cosa ci manca, necessario alla perfezione della nostra natura. Come il corpo non è completo in sé, ma ci vuole l’anima perché esso acquisti un significato, così anche l’anima, se Dio non le è vicino e non si manifesta in lei, manca nelle sue facoltà

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